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Messaggioda provenzano » 25/05/2016, 14:31

Viterbo - Sit in sotto la Asl dei 26 diversamente abili ai quali è stato tolto il sostegno che avevano dal 1979
“Di noi non interessa nulla a nessuno…”

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Viterbo – (g.f.) – “A noi nessuno dice niente, ma chi siamo noi? Nessuno se ne cura”. Si sentono abbandonati. Preoccupati, col timore per il loro futuro.

A 26 persone disabili è arrivata come un fulmine a ciel sereno la notizia che il contributo, dal 1979 erogato dalla regione tramite la Asl, per loro non c’è più. Finito.

Fanno parte del progetto Vita autonoma, 21 soltanto sono di Viterbo, gli altri in centri della provincia. Prima del ’79 erano ospiti di Villa Immacolata, ma un progetto li tirò fuori dalla struttura inserendoli in case famiglia.

Con un doppio vantaggio. Per loro, la possibilità di vivere una vita la più normale e autonoma possibile e per la comunità, un risparmio economico.

Non restando più in un luogo protetto, veniva data loro una somma, la metà di quella che era la retta a villa Immacolata. 750 euro attuali.

Oggi finiti. Lo ha comunicato a notte inoltrata in consiglio comunale, Giulio Marini, avvertito da uno dei soci dell’associazione e ieri mattina un gruppo sotto la cittadella della salute ha protestato.
Non ci stanno. Vogliono essere ascoltati.

“Il comune è stato informato – dice Gianni Giannoccaro – del fatto che la Asl non avrebbe più pagato. A noi non ha detto niente nessuno, ma noi chi siamo?

Tutto inizia nel 1979. “Una legge per abbattere i costi – ricorda Giannoccaro – ci ha consentito d’uscire dalle strutture sanitarie, versandoci la metà della retta.

Costiamo meno allo Stato e al tempo stesso possiamo avere una vita diversa. Siamo in gruppi di quattro o cinque, in case famiglia. Qualcuno si è sposato. Sono arrivati a contestarci anche questo. Vorrebbero che stessimo comunque tutti insieme. Dove? In una villa con 50 stanze?”.

Il problema è emerso ultimamente, ma i guai sono iniziati nel 2014, con un decreto che prevede come le case famiglia passino di competenza ai comuni.

“Ma noi siamo una cosa diversa, siamo in ambito sanitario. Avevamo già costi che sono stati abbattuti. A Villa Immacolata costeremmo tremila euro al mese. Vogliono che ci torniamo? Bene”.

Hanno provato a incontrare i vertici Asl. “Non ci hanno voluto ricevere – continua Giannoccaro – nei prossimi giorni, sostengono.

Il punto vero è che i comuni vogliono parlare con la regione, è il loro interlocutore”.

In consiglio comunale l’assessora Alessandra Troncarelli ha fatto presente che del problema se ne sta interessando.

Le 21 persone avrebbero avuto un’assistenza domiciliare, come accade in altri casi. Ma loro non ne vogliono sentire parlare. Non è quello di cui hanno bisogno.

“Se devo fare esami o altro, comunque ho già accesso. Noi vogliamo che il progetto vada avanti. E’ come se noi stessimo a Villa Immacolata per tutta la vita. Invece secondo loro il progetto è finito e di noi non gli interessa nulla”.

Nei prossimi giorni ci sarà un incontro con l’azienda sanitaria. Chissà quanta autonomia avrà per Vita Autonoma.

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